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Introspezione 31 maggio 2013 · lettura 1 min · 1034 letture

Andromeda

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conci dive 24 poesie pubblicate
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L'acqua bagnò le nostre bianche vesti Sotto la pioggia carica d'attesa Il giorno in cui addosso mi cadesti Mai più tra noi ci fu tanta intesa. Io sibilando: -perché non resti?- Già abituata alla perpetua resa. Che stupida: credevo fosse amore Non il principio d'un fatal errore. Due anni ci son stata e soffro ancora Nel buio della stanza mia dorata Fino a che'l nero sfuma e nasce Aurora Andromeda innocente e incatenata. Percuote l'onda e'l viso mi scolora Nella tempesta tragica e incantata. -Perseo mio caro vienimi a salvare!- Non dirmi -ho altro a cui pensare!- E intanto giaccio qui tra queste onde Non posso far a meno di pensare Che il principe adorato non risponde È arrivato il tempo di scappare Non resto più su queste rocce immonde Di certo non starò qui ad invecchiare. Allora chiudo gli occhi e non mi pento Di aver abbandonato il mio tormento.
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Commenti (1)

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sergio garbellini1 giugno 2013

Quando l'amore non viene condiviso secondo i propri desideri, nonostante la passione ancora spinga all'ultimo tentativo, allora, dopo il tormento dell'anima scatta nel cuore la resa, e in questi bellissimi versi rimati, viene posta in primo piano la sofferenza di una donna innamorata e delusa allo stesso tempo, una buona descrizione in chiave poetica, che merita senz'altro un commento adeguato e un relativo consenso positivo.