Era tempo di bussi
Ti sentivo piangere dietro la porta
della stanza, bussai ma non apristi,
forse non trovasti il chiavistello,
così rimasi fuori
sotto l’imperversare della vita.
Ora che grandine tace sui campi
e accenna tramonto schiarite,
ali di fantasie trascorrendo la città
diroccata, sollevano polvere di castelli,
ti svegli all’improvviso e accendi un lampo
che affoca l’orizzonte tra rovine
dove sventolava la bandiera.
Dal grappolo si stacca un sortilegio
iridato di spunti di magia,
soccorre la porta serrata
liberando giganti di fumo
rinchiusi in boccette di vetro.
Risalgo le pendici dalla polla
a questo masticare di memorie
dove restando fermo sulla soglia
guardo l’altro lato dello specchio
che mostra la dolcezza capovolta.
©
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