Il castigo di Poseidon

Nembi cumuliformi
ruberò a quel ciel
che cupo incombe,
saetterò i dintorni
sfregiando il mondo
e tramuterò in tempesta
che infuria e spazza
di gelo la costa.
Onde querule tramuterò
in marosi furibondi...
cavalloni in gran galoppo
in susseguir continuo
su più fronti.
Muro di burrasca minacciosa
erigerò all’orizzonte...
Querulo quel vento
solleverà ciclopico
tramutando
in travolgente cornucopia
e sarà uragano...
racimolerò detriti a iosa
e l’impazzite schegge
abbatterò lontano.
Poi... ebbro dell’incolmabile
silenzio,
m’adagerò nella bonaccia
e nel vento tiepido
m’assopirò placido e sazio.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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