Verso il precipizio
elena rapisa
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Per questa valle così arsa e scarna,
oltre l'orizzonte che esaurito sole
già abbandona,
si smarrisce il mio pensare
in dedali senza via d'uscita.
Una spirale turpe stringe soffocando
desideri di riscossa:
son gorghi infidi persi negli abissi
di disumano nulla.
Oscurità all'anime s'impone,
vacilla pur la fede in un dio che volge altrove l'occhi
d'assoluzioni stanco.
In un nido di serpi cade l'uomo
trascinatovi dall'ingordigia del possesso.
Patria mia, di te odo gli sterili lamenti
e genti carche di storia e di sapienza
s'acquietano accettando vizi
di fraudolenti menti.
Sporadiche son le voci e teoriche
che s'alzano per riscossa,
naufraghi che invocano salvezza
mentre l'onda li trascina al fondo,
Non c'è pastore ch'abbia a cuore il gregge
e questi vaga consegnato a lupi.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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Idalgo Visconti13 giugno 2013
Una lirica che ben rappresenta il popolo assopito... anzi ormai dormiente... che siamo divenuti... e ci abbandoniamo come canne al vento (di tempesta) a quelle che sono le insane ambizioni di classi e lobby di potere... di di noi ormai fanno carne morta... Bella e sentita...

