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Disegnar non posso con parole le pene, ma ciò che si tiene con mani terrene,
non posso ma vivo il sentire costante, armonico cielo di un cuore a se stante,
trafitto e curato d'un unico dardo d'eccesso fatato che sanguina al tatto,
e all'esser nel mondo dolce amarezza torcura che sola regala lietezza s'arrende,
all'esser vivo e di mondo formato,
si..io ringrazio.. e devo per esserne grato perché è quello signori, il giorno... l'alba in cui tutto è donato.
Non v'è differenza colta col bene nel mal di ragione,
ivi v'è solo la vita e con lei ciò che muore.
e quel che rimane non è l'amarezza ne felice agonia d'un sospiro l'ebrezza,
ma la lieve soffusa cupida fonte, non più malinconica vita che nulla ha di fronte.
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Commenti (1)
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Fulvio635 aprile 2007
Grazie per questa tua composizione, rispetti le tanto richieste rime, proponendo un gran bel componimento.