A lei
Sei la prima,
il mio fiore svanito nel petto,
sei la rima sgorgata,
sei il tuo fare diletto,
la sola di cui amo l’ardore complesso
infinito tiepido denso viso velato,
contento mi ha reso..
..nel vivo..
E il siero in fermento
e il tremito stringe lambendo le gote del tuo fare silente
e il dolce tuo viso che perso
nel ricordo mai sopito io vedo.
Ritorno a sorrider l’mio tempo
e ritorno a riviver
.. lo sento..
e ritorno a sognare volando nel celo oltre il cielo
vestito di carne
contrito sonante crogiulo,
d’impeto chiarore fermezza
di non poterti scordare..
..mio amore..
©
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Commenti (2)
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G
Giuseppe Palma30 gennaio 2008
La prima strofa è bellissima. anche l'aggancio che hai fatto alla fine è bello. Perché celo e non cielo?
Nellabernardi30 gennaio 2008
In generale la poesia mi appare molto bella e delicata impregnata di una sua sacralità, dà la sensazione di aprire una vecchia lettera profumata in grado di risvegliare la vita, nel lessico vi sono alcune cose che non afferro, come celo anziché cielo, e crogiulo, ma sappiamo anche che il poeta può fare della lungua ciò che vuole.
