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Introspezione 25 giugno 2013 · lettura 1 min · 1177 letture

Filosofia degli stracci

Jura 39 poesie pubblicate
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Un'altra giornata. Urgenza di strapparla al maniacale brillare di una scala a un monitor invecchiato che non migliora come il vino: paranoico soffocare di una vita indossata come una cravatta a ferragosto. Trovare una bella chiusa e poi mandare l'ippocampo al mare coi suoi ricordi, ché non s'incontri con l'impietosa amigdala: sarta provetta ti cuce addosso una cotta di rimorsi e sensi di colpa t'imbastisce come una tasca al saio dell'esistenza ma non ricama gli orli ti lascia sfrangiato mentre la vita ti sfila trama e ordito ma non ti consente un nuovo motivo da tessere nel telaio dei ricordi dettati automatismi le mani che non si affrancano dagli errori volontari inutile fuggire inutile lottare e sei là in un patchwork senza sbieco di anime rappezzate.
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Commenti (6)

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P
Paolo Morganti25 giugno 2013

Si avverte il desiderio di libertà, l'essere nell'essenza della vita, appartenenti a questo globo terracqueo in simbiosi con esso, senza che i comandamenti fossero stati incisi perché non ce bisogno di questi in un mondo pervaso dalla libertà di esistere senza costruzioni o adeguamenti a regole scritti da altri esseri più potenti, più furbi per manovrarci a loro piacimento al fine di essere solo braccia e sudore.

Rosita Bottigliero25 giugno 2013

una libertà che si trova in un vuoto sentire... versi dolci, profondi... con una vena malinconica

Elena Poldan25 giugno 2013

Un senso di insofferenza e dolore sordo trasudano questi versi, che ben rimandano uno stato di disagio del vivere.

L
Loreta Salvatore25 giugno 2013

Esprimi con veemenza una riflessione simbolica sul relativismo, quasi un essere condizionati socialmente a scegliere nel gioco delle parti, ad indossare un abito che gli altri desiderano per noi, impedendo la piena realizzazione del nostro essere. Un'opera intensa che rivela un messaggio profondo e metafilosofico.

Francesco Rossi25 giugno 2013

Anime vaganti alla ricerca di un corpo dove poter fissare dimora. Introspettiva e quasi filosofica la composizione che entra nell'universo percettivo del lettore.

Azar Rudif3 luglio 2013

musica non poteva essere più appropriata per sottolineare questi versi sull'insofferenza di un mondo che ci va troppos tretto come un pessimo vestito. Oppure, non ci piace come potrebbe non piacere un abito di stracci e toppe. Una vita rappezzata a toppe e sfrangiata che ci facciamo regalare da una società di venditori di pezze. Finale senza speranze, non molto condiviso, ma versi di utile ribellione