Fu
Vezzeggiano i miei occhi
le parole perdute
Astri abbandonati
Pensieri frantumati
Ogni frase
fende un forziere sepolto
il mio io che non esiste più
giace addormentato
nel suo quieto sonno
pace che lo accarezza
Fino a che
una singola parola
o goccia di lacrima
scorrerà di nuovo
sulle labbra serrate
destandolo
scortato dai suoi fantasmi
vampiri che giorno dopo giorno
aspirano ogni stilla della sua anima
Ricordo quell'anima
esile anfora di cristallo
così fragile
dove il nettare della speranza
in ogni periodo di luce si perdeva
anima traforata
perforata
amalgamata con il sapore della vita
Ogni squarcio di luce
una piccola goccia in più
ogni squarcio di realtà
meta anfora prosciugava
Mio dolce ero
perso nell'oggi
i tuoi mostri li ho murati
ma con loro anche le tue parole
le tue chimere
che tanto male causavano
ma che ancora oggi albergano
sparpagliate su questo quaderno
era il tuo modo di essere speciale
e io le ricordo ancora.
©
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Commenti (3)
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Triste10 aprile 2007
Anche le cose che fanno più male stentano a lasciare il cuore... ogni tanto riaffiorano... e torna impetuosa la nostalgia... br Molto bella.
Leaf10 aprile 2007
profonda riflessione, che ne sollecita altre, e altre ancora... affondata in poesia che coinvolge.
S
Semplicemente Lulù10 aprile 2007
E ben torntao Zero! br Caperina però, sei un pò stralunato. br Torna in te! br

