Ragione
Alfredo Mercutello
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Chi mi libererà da questo infausto dubbio?
Chi, oltremodo offeso, saprà donare un sorriso
e gentilmente ripormi nel giardino dei fiori profumati?
Non vorrei perdere idee come foglie che cadono leggere a terra
tessendo un manto di rara beltà
la scelta di poter sacrificare attimi di tempo a costruir i sogni futuri
adagiar mi fanno gli occhi chiusi della mente
inneggiar a festa le campane
forte grido richiama salato lo sguardo
che ancor il mar trafugato nel riempir le navi dell’acqua
forse per assurdo riuscirà il fuoco a spegnere ancor di più
che la pioggia sia ispiratrice
lo si evince dalle gocce che cadono incessanti
a rendere ritmico il mio moto vitale
fatto di coraggio ad oltranza e di specchi che osannano occhi aperti di paura
mai ricondurrò ad asfissia le mie scelte
come se il male lentamente mi stesse aspettando
tra inviti allettanti e figure alienanti
mentre padri e navi privi di alberi maestri
vagano ignari di cotanto aulico destino
perciò inevitabile oramai al fine il fatale salto
che sia imprescindibile come cibo, senza futuro
ragione e follia a prescindere dall’ignoto desio?
Equilibrato criterio di tracotanza altrui riposta
fiumi di velleitarie dissonanze
riconducibili a sibillini richiami maliardi
affogherei se il tempo me ne desse adito di simil ardita bellezza
inebriarmi io vorrei se me ne fosse concessa altresì facoltà
è nei ritardi ossessivi che trovo abominevole la cagione d’onnipotenza
me che ignaro mi accingo turpe
a lottare contro fiere dalla potenza inenarrabile
dalle quali permea il senso estremo di virtù
colui che a ragion ogni volta ritorna due volte ritorna
ad eseguir il fato alla perfezione
colui che tutto può, colui che tutto sa, colui al quale tutto riesce
la medesima essa che mi tiene prigioniero di cotanta irrazionale voglia di essere
io sarò esistenza, sarò ovunque, io sarò per sempre.
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