Calcio: un derby della Capitale
Sono uno dei circa settantamila
che entrano all'Olimpico tutti in fila.
Molti al collo hanno le sciarpette,
altri, della loro squadra, le magliette.
L'altoparlante annuncia le formazioni
e sento già le prime imprecazioni.
E' noto che da noi ogni spettatore
anziché sportivo si senta allenatore.
In campo l'uomo in nero emette un fischio
permettendo alle ostilità di avere inizio.
I giocatori sgambettano, vanno lemme, lemme
sembrano le statuette del Presepio di Betlemme!
E' un incontro, detto in una parola,
giuocato alla velocità della moviola.
A qualcuno si bagnano le ciglia,
ma c'è pure chi russa e chi sbadiglia.
Gli allenatori hanno paura
di fare una fine prematura.
Chi dei due perde la partita
va al collocamento a mettersi in lista.
In tribuna un giallorosso incita Totti
il vicino gli molla sulla bocca due cazzotti.
Assisto ad un pugilato generale,
è subito stracolmo il primo ospedale.
Sulla mia testa sfreccia una bandiera,
ad una tifosa colpita vola la dentiera.
Da una curva partono invettive e strilli,
sono sempre presenti i soliti imbecilli.
Entrano in campo, fanno l'invasione,
in tv saranno in mondo visione.
La partita viene sospesa
e non sarà più ripresa.
Per convincere i presenti ad andar via
occorre l'intervento della Polizia.
Sento dei spari seguono i botti,
gli agenti lanciano i candelotti.
Lo spettacolo visto è stato indecente,
lascio lo stadio deluso e piangente.
Se questo è il derby famoso del "Cupolone",
un "vaffa" di cuore va all'organizzazione!
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