Elogio ad una metafora maligna
Giuseppe Fulco
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Cosa mi proponi oggi lugubre metafora
dei miei dolori, della mia alcova?
Quale nota acerba trattieni ancora
tra le spire della tua febbrile aurora?
Secerne, dall’infinita eco di sogni sbiaditi,
il fruibile sentore d’ erba appena recisa
dove poso la mia pelle, pagina derisa
negli anni deturpata da vizi graditi .
Non che sia oggi un’angelo di piume sgualcite
neppur un apostolo dirottato in miseria .
Pur sempre mi bagno di tiepida lussuria
sebbene dalla mia età le impulsive gesta sian pressoché svanite.
Mia tanto attesa metafora, tardiva
quale altro frammento d’ anima mi poni?
Se è vero che in poesia nient’ altro lasci ai giorni
la mia notte attende la tua rima .
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L'autore
Giuseppe Fulco
Nasco il 27/02/1980 a Reggio Calabria. Trascorro i primi anni di vita con mia madre e mia sorella. Anni interrotti da brevi incontri con mio padre che per motivi di lavoro si trasferì in provincia di Cuneo pochi mesi dopo la mia nascita. All' età di cinque anni mi trasferìì definitivamente con tutta la famiglia nella
Commenti (1)
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Maria Luisa Bandiera29 luglio 2013
Particolare poesia, certamente fuori dal comune sia la simbologia che la stesura poetica, piaciuta e apprezzata.

