"l'ultimo desiderio"
e, aspetto, non so cosa ma aspetto,
seduto comodamente sul sofà rosso,
guardo il bel quadro del Dalì affisso,
raffigura il centauro mezzo uomo, mezzo cavallo, e
penso che in fondo anche noi, io, tu siamo centauri,
metà uomini di questo mondo metà animali di altra era
quando fanciulli si favoleggiava correndo sulla battigia,
immaginando tutto il bene del mondo in un bicchiere,
credendo che al fine sarebbe stato tutto rosa e fiori,
questo vivere ansimando il tempo, cercando che il cuore
potesse avere quei palpiti primordiali, intensi e veri
che racchiudevano in sintesi tutto il creato e te stesso, ed
invece siamo racchiusi per sempre in una clessidra gigantesca,
dove la nostra sabbia è contaminata da altre terribili sabbie,
dove richiedere aiuto può sembrare viltà o peggio negligenza,
dove dare assistenza, quella vera, è soltanto servizio umano,
dove andare e venire, partire e tornare, amare e morire
sono solo verbi di un lessico strano poco avvezzi ad essere declinati
per noi centauri e non centauri di questa era destinata a fallire
in uno sciocco di dita, in un centesimo di secondo, in un attimo, e
allora bevo fino in fondo la mia birra ghiacciata spaparanzato
in quest'estate strana e senza un briciolo di sano vento del nord;
com'era bella la mia estate quando nudo senza pudori e veli
mi tuffavo dalla banchina del porto per scommessa o per provare
l'ebbrezza del volo che qualche anno dopo avrei provato per davvero, e
nella bottiglia rimane l'ultima schiuma, come in me rimane l'ultimo desiderio:
morire.
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi14 agosto 2013
Una poetica curata che esalta l'interiorità. Lo spirito con il quale si approccia la tematica è quello giusto per rendere percettive le sensazioni.
