La stanza di un albergo
La stanza di un albergo
è una puttana
accoglie a gambe aperte
anonimi avventori
purché paganti
La stanza di un albergo
nelle sue pareti frigide
raccoglie amori clandestini
prime notti di nozze
lamenti o risa sguaiate
donne o uomini soli
La stanza di un albergo
ha un numero
come i deportati ad Auschwitz
come i giocatori di football
come le lotterie
La stanza di un albergo
ha una storia
chissà quanti amori sono nati
quanti si sono sciolti
quanti bambini sono stati fecondati
Chissà quanti che l’hanno abitata
sono falliti, sono morti
sono diventati famosi
Chissà quanti vi hanno scritto una poesia
hanno pregato, hanno pianto
hanno progettato un suicidio
un omicidio
Chissà quanti se la sono scordata
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Commenti (4)
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Annamaria Gennaioli17 agosto 2013
Una riflessione veritiera che mi ha colpito, come spesso tutto passa sotto tono come quella stanza di albergo.
Annamaria Gennaioli17 agosto 2013
Francesco Rossi17 agosto 2013
Se vuole essere una riflessione allora la poetessa sguaina la sciabola per combattere contro i luoghi comuni e offrire al lettore l'esito del duello con considerazioni veritiere e puntuali verseggiate con stile.
Sandrine Novelli17 agosto 2013
Attenta scarnificazione dell'autrice di sentimenti e sensazioni sul vissuto in una stanza d'albergo, belle immagini che rendono al lettore un soffermarsi ora greve, ora più lieve su oggetti e vita quotidiana, non sempre "pensati"! Eppure non è il Viavai in sè, bensì è la stessa Vita del vivere ch'è memoria d'ogni "ospitato"


