L'accetta
Quale albero cavo, da cui non si
può più trarre frutti, mi hai abbattuto.
Per anni sotto la mia ombra hai cercato
riparo dalle tempeste della vita.
Ora che il cielo ti appare sereno, ed i
temporali ormai lontani, con fredda e
studiata determinazione, hai fatto di
me legna per la brace.
Vittoria fallace la tua, malefico amore mio.
L'inverno con le sue tempeste ed il suo
gelo, di certo tornerà,e tu riparo non riuscirai
a trovare.
Chi con l'accetta uccide, dalla stessa verrà
reciso, è legge di natura. Ma io non godrò!
Mi susciti oggi e mi susciterai domani, infinita
pena
Io, umile legna avvolta dalle fiamme, il mio
calore non smetterò di regalare al mondo.
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Commenti (1)
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Gianna Occhipinti28 agosto 2013
Come in un diario segreto, il cuore dell'Autore si svela, in un circuito di emozioni e sentimenti che si lasciano catturare. Versi malinconici e profondi che risuonano come un requiem di note, coinvolgenti. Apprezzata!
