Veleno
Arde il mio corpo
lacerato dalla peste,
dolcemente strapazzato
da uno sciame di vespe
Del latte materno
m'innietto nelle vene,
in una perversa agonia
tra lacci e catene
Assaporo con violenza
la letale pozione,
soffocando beato
sotto uno specchio d'ottone
Ai bagliori di un'ironica
mattina,
canto e mi affogo
nella benzina
Per il tuo sangue acerbo
che mi fa impazzire,
m'avveleno d'inchiostro
ma non riesco a morire
©
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Commenti (2)
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O
Oliviero Angelo Fuina17 aprile 2007
Colpito dal lessico duro ma nel contempo addolcito musicalmente da rime e assonanze del 2 e 4 verso di ogni strofa. Belle le immagini tattili ed immaginifiche che ci consegni per il tuo tormento che nella chiusa svela la causa nel suo sangue acerbo, nell'impeto emotivo di morti e rinascite. Molto piaciuta.
Leaf17 aprile 2007
mi avveleno d’inchiostro ma non riesco a morire... due versi che chiudono, simili al destino, il tuo canto triste e rabbioso, fortemente introspettivo, assolutamente impietoso.Molto interessante, come sempre...
