E venne un uomo
Hariseldom
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Era sul finire l'estate
l'acqua del mare era fredda,
le spiagge con poca gente,
nemmeno tanti bambini
a fare castelli.
Donne con vestiti leggeri
più seducenti
dei loro costumi.
Gabbiani diretti a sud
in tre
tra gli scogli,
con il sole al tramonto
e le ali protese.
E venne un uomo,
la maglia nera
i capelli pochi e corti,
lo sguardo di chi
legge le poesie nel mare.
Sedette tra noi,
ci parlò della vita e della morte;
del dolore
e del profumo degli amori
vissuti al mattino.
Ci parlò delle guerre,
della fame
dei nostri pasti recenti
di quel nosto modo di chiamare amore
il piacere divino del sesso.
Aveva occhi profondi
e odorava di cedri,
di legni d'oriente,
ci chiese chi volesse andare,
ci chiese se eravamo disposti
a morire dalla parte sbagliata del confine.
Una donna gli domandò
se credeva in Dio
ma lui non rispose
la guardò negli occhi
e lei si innamorò di lui.
Ora sulla spiaggia rimane,
dietro la barca di un pescatore,
la cenere ardente
di un bivacco di gente.
Il gabbiano è andato
a dormire
in questa strana notte
da ultima cena.
Quell'uomo non era un Dio,
ma un nostro rimorso
ed è per questo
che decidemmo di seguirlo.
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