Mi spezzo ma non mi piego
elena rapisa
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Nacqui da falda pura
e così crebbi fintanto
la mano dell'uomo non temprò
l'anima mia frenando sentimenti.
Le mani che m'imbrigliarono
s'avvalsero di decise dita
concedendomi bellezza per limitati scopi,
rintuzzando l'anima.
Ma vigorose le radici mie, profondamente radicate
nella vita
tornarono a fiorire dal mio grembo
ch'è dono per amore.
Mi destreggio nella vita
con chiome a volte spoglie di gaiezza
accarezzando chi il cuore mi palesa,
ma ammutolisco in silenzi desolanti
se umiliano fiducia.
Sono un mare di voglie raramente accolte,
di tenerezze concilianti,
sono quercia ombrosa e forte
che vento non stranisce,
in apparenza fragile mi destreggio
fra gioie e penitenze
Ancorata alla terra cerco il cielo
non fate che insidia offuschi lo stupore che io sono
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (2)
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Francesco Rossi12 settembre 2013
La forza propositiva unita alla eleganza che dona la femminilità in tutte le sue sfaccettature aggrazia la poetica dell'autrice che oserei dire in questo caso dirompente.
Stefano Drakul Canepa13 settembre 2013
la vita a volte ci imbriglia e ci corrode dentro, come un acido. Bella poesia, profonda


