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Impressioni 23 settembre 2013 · lettura 2 min · 3017 letture

Ode ai sette colli

Leone Franco 33 poesie pubblicate
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O Palatino, colle imperïoso... Narran i solchi sui tuoi decumani di carri e di quadrighe dei Romani. Sul tuo declivio, un tempo frondoso, la lupa trovò agevole il riposo. Ivi allattando i due infanti germani, poté serbar per l’Urbe quel domani che fece così Romolo grandioso. O colle Celio, a Claudio gradito, nel Divo tempio a lui consacrato serbi memoria del suo passato. Ai piedi tuoi c’è il teatro che Tito inaugurò in cento giorni di rito. Al mondo era così consegnato il Colosseo: fu il volere del fato ... O Colle Celio, è felice il tuo sito. O Esquilino, o colle più esteso, dove la villa di un grande magnate, noto ai Romani qual Mecenate, fu il mal teatro di un gesto incompreso. Da qui Nerone cantava disteso, da qui mirava le case incendiate. Grandi basiliche in te elevate, però col tempo, la fama ti han reso. O Aventino, o colle “perdente”, in te il gran sogno di Remo si spense, così l’Urbe il suo primo figlio pianse. Ma eri situato màgnificamente, e Caracalla ti ha reso ridente. Dal tuo versante la via Ostïense schiuse a Roma egemonie immense... O Aventino, tu or sei “vincente”. Quirinale, il nome certamente ti deriva dal forte Dio Quirino; da te la vista giunge al Palatino. Nei millenni sei stato saldamente il fulcro di un impero assai potente. Da qui Augusto, Adriano e Costantino han dato all’Urbe l’immortal destino, che ancor vive col nostro presidente. Viminal, perché guardi l’Esquilino? Forse rivivi l’epoca cristiana nella chiesa di Santa Pudenziana, che fu martir al tempo di Antonino. Quella chiesa par guardar l’Esquilino: lì c’è Prassede, che non è lontana, sorella e uguale martire romana. Viminal, perciò guardi l’Esquilino... O Campidoglio, da Zeus onorato, sede del massimo tempio pagano, narra una storia d’un tempo lontano di un grand’assalto che in te fu sventato da oche che svelarono l’agguato. Marco Aurelio, imperator Romano, mira dall’alto Roma fino al piano; nelle sue redini c’è il tuo passato.
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La poesia, in quartine con endecasillabi piani e rime incrociate, esalta la gloria dei sette colli di Roma. Inoltre in pochissimi versi mette in risalto alcuni degli eventi e dei personaggi che hanno caratterizzato ciascuno di essi.

L'autore
Leone Franco

Il mio nome è Francesco; Leone è il cognome. Sono un dottore in informatica con la passione della storia dell'arte e della fotografia. Mi piace tradurre in versi le sensazioni che mi accompagnano nei miei viaggi. Vivo a Corato, nel centro della Puglia, una regione splendida e ricca di tesori nascosti. Adoro l’Ita

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Commenti (1)

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Anna Piccirillo ov6 novembre 2013

Mi complimento con l'Autore per la ricchezza delle descrizioni. Ho scelto di commentare questa poesia perché amo particolarmente Roma pur non essendo romana, ma la mia opinione va estesa a tutti i suoi componimenti. E' molto piacevole conoscere la Storia dell'Arte attraverso "giochi di parole in rima", per gli amanti della nostra bellissima Lingua è un modo per imparare e ricordare meglio le descrizioni di tante ricchezze che caratterzzano la nostra Italia... Complimenti e avanti così!