La vetrina
Ridi di me, e il tuo sguardo mi trafigge
dietro un vetro che non potrò spezzare
sei nella luce, e la buia notte che m'affligge
m'opprime e il tuo volto non potrò sfiorare
Con rabbia la mia mano scorre sopra il vetro
stridono le unghie con suono lacerante
con tutto quello che mi resta io t'impetro
ascoltami, lampo di delirio dilaniante
Ma il mio sospiro disperato tu non odi
il mio desiderio immane tu non senti
ad un destino crudele tu m'inchiodi
con quali struggenti torture mi tormenti
Mordo impotente il mio stesso braccio
per raffrenare la voglia che mi strugge
tutti i miei dubbi come aghi di ghiaccio
risvegli tu sola certezza che mi sfugge
Affamato e assetato del tuo volto
come se io non ti avessi mai veduto
contro me stesso invano mi rivolto
con te io tutto ho visto e già perduto
©
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L'autore
Adriano Lungosini
Dice mia madre che sono sempre le donne a scegliere. La Poesia ha scelto me, non so perché, dato che non ne ero all'altezza, per dare un senso ad una storia, la mia, che fino ad allora era sempre proseguita per inerzia. Lo ha fatto attraverso una donna, concreta e reale, che mi ha sempre respinto. Ma l'amore per la Poe
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