Io, me
Rivedo sorrisi perduti,
sguardi muti,
sogno già sognato e vivo,
verità nude e mani crudeli,
umide sensazioni e tenere carezze
sulla mia carne debole.
Sento lacrime d'innocenza
bagnare il mio viso adulto,
scivolare fra le rughe fino al collo
e ormai fredde scuotermi il corpo.
Un fremito da dentro esplode sulle mani tremanti,
striscia sul mio vissuto,
lo sento scorrere sotto il mio ventre,
sassi, sabbia, acqua salata,
erba, fieno e poi terra umida.
Mi spoglio e mi rivesto ogni volta dello stesso abito,
le stesse inutili chiazze,
mentre cerco rovi fitti e mi rotolo,
con la voglia di cancellarmi i segni da dosso,
almeno sbiadirli.
Ascolto cupo il suono di una canzone,
un effetto placebo sulla mente,
una corsa forsennata indietro nel tempo,
e vorrei arrivare prima,
avere gambe come lunghi elastici,
fare passi enormi,
ma dall'alto riconosco appena i luoghi.
Vorrei urlare,
soffiare vento come un tifone,
sputare dalla bocca pioggia bollente
e vedere correre fra le mie gambe la gente scottata,
avvicinare il mio braccio a quel bambino,
sollevarlo dalla vita paternamente,
come fosse mio
e non io lui.
©
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