La fiaba di Sapphire

C’eri una volta,
quando parlavano di te in silenzio.
Quando la tua presenza aleggiava nell’aria,
ogni volta che si guardavano.
Lei era talmente satura del suo sguardo,
perché lui era l’unico da sempre.
C’eri una volta,
con gli occhi zaffiro di tuo padre
e una bolgia di emozioni.
Quasi tra loro la fiducia innata non bastasse,
quasi non fosse questione di genetica.
Tre corpi e una sola anima,
eri il legame più puro.
Mentre nel nome è scritto il proprio destino
e qualcuno ti ha chiamato
“rischio di anomalia congenita”.
Per questo sei anima senza corpo,
Sapphire,
e loro due l’amore sterile.
Ma c’è un lieto fine anche alla tua fiaba:
l’essere figlio di genitori che ti amano
più della loro stessa vita.
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (1)
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hy ju4 ottobre 2013
conosco quello che i medici definiscono anomalia genetica e ti posso dire che sono solo diverse forme genetiche la vita ha innumerevoli forme e nessuno conosce il vero volto di Dio
