Dolenza
elena rapisa
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Non ha occhi d'azzurro quest'oggi il cielo,
ferisce di livido grigio coscienze.
E non è pianto di pioggia
a inumidire il ciglio,
è lavacro tracimante afflizione per chi
fra le braccia del mare ha perduto speranza.
Si alzò come preghiera maledicente il destino
quel grido ultimo,
coprendo il rombo dell'onda, fino al cielo levandosi,
ad onta di turpitudine umana.
Ora, nella liquida tomba
trova riposo fratello,
per te è cessata ogni lotta.
La morte è una cagna assetata,
si pasce di sangue innocente,
estingue speranze e annota condanne
a ludibrio di uomini indegni.
Vi siano almeno conforto le mani pietose
di anime schiette che vi chiusero l'occhi
e la dolenza accorata di figli, di madri e sorelle
che forse mai avranno certezza
d'avervi perduti.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (1)
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carla composto5 ottobre 2013
icisiva, forte lirica ... tocca il cuore un tema sociale trattato con vera maestria dalla valente autrice... una lirica piena di sofferenza, dolore per quei corpi che non avranno mai un nome... molto sentita ed apprezzata

