La parigina
elena rapisa
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L'ombre dei tigli rincorrevano il tuo volto
e certo non mi vedesti scrutarti
al tavolino del bistrot.
Indossavi qualcosa di corto
e la tua impazienza,
un'indocile ciocca a nasconderti un occhio,
diffidente pirata pronta alla difesa
un basco calzato di sghimbescio,
le labbra imbronciate come in eterno disappunto,
centellinavi irrequietezza e Pernod.
E quando arrivò con quell'aria impudente trasalisti.
Poi rimase solo il ghiaccio sciolto nel bicchiere
e la brillantezza di inconsapevoli lacrime
a colarti sul viso
nell'ombra che s'infittiva tra i tigli e la tua delusione.
Un addio è un addio anche a Parigi
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
Commenti (2)
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rita iacobone9 ottobre 2013
Parole a tinte usate come pennello sapientemente dall'autrice per raffigurare un addio che rimane uguale e doloroso ovunque
Riccardo Ruschetti9 ottobre 2013
Ogni addio è sofferto... ma qui il fraseggio dell'autrice è così leggero e sopraffino nel dipingere il contesto e la protagonista che il commiato quasi passa in secondo piano. Quasi un film alla Clark Gable... Apprezzatissima.


