Il mio poema
Rocco Pulitanò
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è il poema mio prediletto
quello che non ho ancora scritto.
Da molto tempo lo porto dentro,
in fondo al cuore custodito,
è impresso nella mente.
Se la vita,
come un treno in corsa si perdesse
nell’intemperie di un lungo viaggio
portando via, lontano,
quanto di più caro l’amore mi ha donato,
io la fermerei in un istante
e scriverei versi lentamente,
per quietare goccia dopo goccia la sete del ricordo,
di giorni felici volati via dai nostri occhi
come neve disciolta al sole.
Recluso nel tormento dei miei rimpianti,
affogo l’amarezza in un gelido silenzio
e si consuma cauto il mio disagio
tra una lacrima e le pagine di un libro
Nel mio poema, ...
vorrei rilegare immagini e quanto di più bello
resta vivo ancora nella mia memoria,
ma non ho più la forza di pensare
e vagando come un folle
tra le stanze prive dei nostri sorrisi,
mi perdo nei sentieri della solitudine.
Il poema mio prediletto
è una storia che non ha fine,
un libro fatto di pensieri e parole,
di assordanti rumori che rendono inquiete le mie notti,
che assillano la mente e tormentano l’anima
e non v’è più riposo per me,
né trovo più il coraggio di rincorrere la vita.
Adesso che son solo,
scrivo rime per nutrire di speranze e d’illusioni
i miei giorni.
Privi di sentimento e di pietà, come una spada tagliente, pensieri oscuri penetrano nel profondo il cuore;
ferro rovente, lama che arde e brucia la pelle,
la mia vita lentamente vedo accendersi;
attorno a me tutto è un rogo.
Il dolore m’impone di non scordare
ciò che fu dei nostri giorni trascorsi
nel caldo abbraccio di un camino
e di legna che profuma ancora di bosco,
ma si perdono in pensieri malinconici quando,
aurore umide di pianto,
accendono il mondo e le mie notti insonni;
parole nascono e inseguono altre parole,
le solite promesse.
Nella stanza nostalgiche visioni
diventano lucciole impazzite e mentre inalo
il profumo amaro della sua partenza,
la mano tesa al cielo
cerca disperatamente di sfiorarle,
d’accarezzare quel ricordo
proiettato nel nulla.
E mentre tutt’intorno tace,
dal cuore attingo inchiostro
e disegno il suo sorriso
su fogli di memorie.
Lacero cuore, ubriaco di tristezza,
dentro il petto sento urlare forte,
segnato da solchi di tracciato fresco
di campi d’aratro, di falde di sangue
che irrompono furibonde.
Irriverente cielo, t’osservo e t’invoco
da questa stanza divenuta ormai il rifugio
del mio vagare.
Dentro sogni mai resi veri
io m’inabisso nelle ombre della sera
mentre tu ... sei pronto ad imbrunire.
Il sole cala e di rosso colora i desideri
nell’attesa della luna,...
ma la notte presto finirà.
Autorevole e dignitoso,
io mi lascio cullare dalle ombre
di questo inesauribile amore
e di nuovo attendo,
sognando il mio poema,
il caldo sapore di un nuovo giorno ...
ancora.
©
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L'autore
Rocco Pulitanò
Scrivere è forse il solo momento di conciliazione che riesco a concedermi quando il dolore inquina i miei sogni. Mi aiuta ad essere meno ipocrita con me stesso, se mi illudo che la sofferenza sia solo un temporaneo appannaggio della felicità. Io che ho creduto d’ingannare il tempo, di rendere le distanze solo lunghe pa
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