Un amore di cioccolata
Hariseldom
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S'andava a scivolare vicino al mulino,
breve divertimento d'adolescenti,
con quell'odore di farina
che si spandeva per l'aria
e a me ricordava il pane.
I ragazzini a Popoli
erano i "quetrelioi"
e le ragazze andavano a "monti ball"
per corso Gramsci.
Di quel che sarebbe stata la vita
non avevamo alcuna idea
persi tra il nogozio di nonno Orazio
e quello di Epimenio.
C'erano i comunisti
e c'era monsignore
c'era quello che suonava la trombetta
una mamma che diceva al figlio
d'andare in fretta.
I fiumi avevano gamberi e trote
i sentieri amori
e more mature.
I vecchi pulivano la terra
fuori dei locali.
E io
straniero di Pescara
avevo un amore di cioccolata.
Occhi che mi incrociavano
e il coraggio che mi mancava
solo un ciao una volta
a cui lei rispose
mai seppi il nome suo
ma lei di certo seppe il mio.
Mi batteva il cuore quando la vedevo
e so che batteva anche a lei
gli occhi parlano sempre
senza mentire
e i ragazzi amano
senza troppo patire.
Di quei giorni
conservo l'ingenuità
della speranza
che d'amori il tempo
me ne ha regalati
ma di cioccolata
non ne ho più assaggiata.
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