Udire ancor quel canto

Dolce quell'illusione preme
e un frullo d'ali devoto
emana il suo fruscio
e freme la gota che appare
sfiorata...
troppe... troppe le acque rovinate
e glissa il labile memento
mentre bussa l'eterno sconcerto
innanzi al nulla...
nulla più di te
aleggia intorno
se non il ricordo
tumula l'oscura lastra
il tuo sorriso
che fulgido m'appare in quell'immagine
e fa capolino l'amato viso
corolla ormai senza profumo
tra gli esili steli dei pomposi fiori...
oh, se potessi udirla ancor
quella canzone
ma passano gli anni
adombrando la pia illusione
e smorza pian piano
quel caparbio vento
l'eco del tuo riso e di quel canto...
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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D
Darius16 novembre 2013
Ricche di tormento le rime volano sulle pagine umide di pianto, toccano il cuore e l'anima ed urlano il proprio dolore per la fine di un amore, ogni verso è un grido di straziante angoscia! E' tenera la sofferenza che non resterà inascoltata nemmeno da chi intonava "quella canzone"! Poesia stupenda, complimenti!
