Rebus astruso

Una Morgan Roadster,
la guida a destra
e il cruscotto di legno.
Con te,
forse,
è perenne confusione.
Il nostro codice
di ore e parole
in un tempo sghembo.
Allora allenta la stretta di mano,
se davvero vuoi andare.
E dire che siamo innesto
o amore a banchi?
Disegni e lettere
del nostro rebus astruso.
Ogni volta che guardo l’orologio,
voglio farti credere
che non ci siano ragioni
o che, paradossalmente,
i motivi siano infiniti.
Ma sono tuoi secondi
che fermo in un respiro.
Intanto sogno per insensato piacere,
con l’unico onere di bandire l’illusione.
Ed è questione di capelli raccolti su un lato,
mentre mi allaccio le scarpe
o mi sciacquo gli inguini.
Dettagli che rubi
nel mio imbarazzo,
ad una mia distrazione.
Dunque, se mille nomi
ti conducono al mio viso,
uno soltanto
ti fa scorrere nei miei polsi.
Per questo
mi fai sempre molta paura.
La tua anima criptica
e le dita già in posa
a penetrare il mio intimo.
E il tuo sorprendente sguardo
a lacerare le corde vocali.
Così non c’è più silenzio,
né rumore,
quando, oltre la materia,
il suono cobalto dei tuoi occhi
si diffonde.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (1)
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nemesiel8 dicembre 2013
Un amore forte, intenso che coinvolge interamente, che possiede anfratti di corpo e anima...è quanto leggo nei versi in un linguaggio moderno ed efficace... poesia d'amore sofferto che non sembra ripagare in felicità ciò che si è donato.

