Nel regno della felicità

Calpesto a piedi nudi
il fondo
di questa dimora senza mura
di questo vuoto
che intonaca il silenzio
mi mordo d’insogna
dissanguando la parola
ormai spillata
in gocce d’attesa
sulla clessidra
del mio io capovolto
lo assecondo questo tempo
che passi in fretta
cavalcando aurore
su mari a cielo aperto
verso orizzonti liberi
appesi come lenzuola
al filo instabile della felicità
appesi come grappoli di fiati
per ritrovar parola
che torni la luna cadente
a scrutarmi il palpito
alla ricerca del mio regno
immenso... e perso.
©
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L'autore
Turan
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