Ardenti desideri
Giovanni Chianese
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Prima ancora dell’anno domini
sulle spalle grava l’umanità
sete d’Adamo ed Eva
il frutto proibito dell’inganno
zanne d’un Dio malefico
il serpente che ancora morde
come pure chi nacque re
che il reame sul dorso aveva
a discapito del popolo
che ancora sotto l’arco di una Corte
nel gelido silenzio soffre
e spera un buon domani
e l’emigrante defraudato
che refrigerio invoca
nell’inferno d’un deserto
sotto scottante sole della malora
e fugge la morte con ali
nell’eterno travaglio che pesa
e il gladiatore che nei secoli
il proprio simile uccide
a riscattare l’ignobile salvezza
che strana è la libertà
se sul tronco è dipinta col sangue
di tuo fratello
e a me che impressiono
negli occhi la vergogna
stanco sono di mostrarla
a figli di un Dio minore
gente che ancora muore e geme
nella speranza che s’allontana
No non sono codardo
se scappo da questo mondo
scaricando il mio fendente
nella borchia dell’inferno
per altrove vado a sentirmi più leggero
coll’amore sulle spalle vibrante
al posto degli antichi baluardi
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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