Inverno
Giuseppe Fulco
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Sei tu crudele cocchiere
nei viali morenti, pigri e distesi
che sol tempo prima furon istigatori di amori lieti
e di cui or non ne rimane neppur il mestiere .
Nelle tue viscere si muore:
muoion il sole e le aiuole in cornice .
Come anime ammassate allo Stige
soccombono i biechi steli dalle chiome logore .
Oh altero patriarca che gli amici t’ han preferito,
alle loro premure dare dovetti l addio .
Certo è volontà di Dio
che tu sia come il marmo e le lapidi e il granito .
Nulla v’ è di alcun lamento,
più miserabile d’ ogni tua menzogna .
Sui rami nudi vacilla la tua carogna
e di foglie impiccate ne sfidi il talento .
©
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L'autore
Giuseppe Fulco
Nasco il 27/02/1980 a Reggio Calabria. Trascorro i primi anni di vita con mia madre e mia sorella. Anni interrotti da brevi incontri con mio padre che per motivi di lavoro si trasferì in provincia di Cuneo pochi mesi dopo la mia nascita. All' età di cinque anni mi trasferìì definitivamente con tutta la famiglia nella
Commenti (1)
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catherine22 dicembre 2013
Visione funesta di un inverno "crudele", portatore di morte tra le "sue viscere", freddo e insensibile "come marmo", non per volontà sua, ma perché gli è stato assegnato questo ruolo dal creatore... Quasi un senso di passiva accettazione del destino...
