Dall'abisso dei miei respiri
Lady Hawke
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E ancora,
arranca la mia mano,
nell’impresa di spiegarmi
in volo...
Nel vano verseggiare
mi scopro a scalpitare.
Si impenna, la penna
imbizzarrita sputa- fuoco
scoppietta tra le dita.
In un lampo, squarci di vita,
la mia guerra infinita...
Quale maledizione
riapre adesso
l'antica ferita?
E' questo dunque
il mio destino, ancora
lo stesso?
Restar confinata
nella muta follia
che trasforma ogni palpito
in un'agonia?
Oh, potessi strapparmi,
dall’abisso dei miei respiri!
Incatenarmi al vento,
farmi schizzo sulla carta
inforcarmi con la spada,
affrancarmi da me stessa...
Finalmente, Essere.
E crescere, e vivere,
come un diamante,
brillante e risoluta.
E invece, muoio
bramosa d'un istante
d'innocenza perduta...
Sulla lapide, una Rosa
e il mio nulla in due righe:
"Era una figlia della notte.
Prostituta, come tante."
©
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