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Introspezione 28 dicembre 2013 · lettura 1 min · 903 letture

Elettroshock

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Graziella Cardillo 37 poesie pubblicate
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Voglio un elettroshock Concedimi pace Tutto è troppo veloce. Mi affaccio ma non vedi un saluto tremante e un freddo al cuore Non scorgi i miei occhi perché non esisto, eppure ho ancora caldo un corpo Legami! Applica energia Sii paziente, ho appena finito di attraversare gli anni e non me ne curo più. Voglio un elettroshock annega ricordi, spugna sulla ragione che inghiotta il lampo nei miei occhi Un attimo e la mente occulta la fatica dei pensieri Un bagliore per risucchiare gemiti affanni, luci ombre Una scossa da restituire luoghi contaminati in anfratti di memoria, all’ignaro tepore di un dolente oblio. Concedimi infine una carezza su un volto ormai privo di ombre Un gesto fugace e lieve nell’indolenza di un cuore desolato un sorriso vuoto di suono e colore.
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L'autore
Graziella Cardillo

La poesia è la mia amica fedele di sempre, il magico mondo che culla i dolori dell'anima, l'unico angolo in cui sono interamente me stessa. Dentro di me solo tempesta...

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Commenti (1)

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Francesco Rossi28 dicembre 2013

Mi permetto di fare una osservazione che spero non venga recepita come critica, Per prima cosa se togliamo quel "elettroshock" fortunatamente bandito dalla moderna psichiatria la poesia assume senso compiuto. Una pratica che non curava e neppure stimolava, serviva solo per abbattere le resistenze alla furia della pazzia. Per un rispetto profondo con una poetessa che conviveva con la follia ovvero malattia mentale ma che riusciva nei momenti di lucidità a essere enormemente ispirata e a dissacrare i luoghi comuni al punto di essere annoverata tra i grandi poeti contemporanei del 900.