Mantide
Hariseldom
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Chi sa se la torre di Pisa
mai verrà giù,
sembra una donna
piegata da un bacio,
sembra una donna.
sembri tu.
C'è poca luce
forse appena un tratto
tra le tue gambe
e le mie
in quell'attimo di piacere
dalla paura,
d'essere visti.
Tenevo i tuoi capelli tra le mani
e tu dolcemente
m'amavi
a quel punto della vita
dove un areo
lascia scie bianche
come su di te io
amore mio.
Chi sa se la torre di Pisa cadrà
tu che ne dici?
Corta era la tua gonna
bianche le tue gambe
e solo tu
sapevi amarmi
come mantide assassina
su di me china.
Ma non la morte,
ma il piacere mi donasti
tu mantide di piacere
e io tenebroso
e lontano
viaggiatore della memoria.
E quel gregge
curioso e indisposto
non ci faceva passare,
mentre aerei diretti chi sa dove
ci spiavano dai finestrini
Ma io
del piacere
fui egoista e traditore,
come sempre
amore mio.
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Hariseldom
Commenti (1)
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Antonio Ovidi4 gennaio 2014
Fin dove può, l'evocazione, giungere? Difficile non restare con questo dubbio leggendo quest'opera. Una scrittura che come spesso l'autore ci abitua, è diretta, essenziale, eppure ricca, in questo caso quasi barocca per la ricchezza delle metafore, delle essenzialità che dipinge con un cesello delicato e molto sottile. Resto stupito della forza della chiusa, in cui, dopo un avvolgente e coinvolgente susseguirsi d'eventi in cui il sentimento sovrasta scontato, ci schiaffeggia con l'ineluttabile realtà dell'uomo. Ammirato.

