Sagome nella nebbia

M’abbranca fumosa la nebbia
e nella gelida morsa
vogliosa m’avvinghia,
m’ingloba e avversa
ovatta l’umore.
E son cupe le ombre
che avanzano a incontro
impiastrate di gelo...
inquietanti in quel velo
e le sagome sorte all’improvviso,
sono spettri brancolanti nel vago...
Così che pian piano divago
assurdo quel ramo
ostile propaga scheletrica mano
a ghermir da lontano,
radi tronchi, sparuti e dormienti
nudi tanto e silenti
che lungo quel viale aspirano al vento.
Aliena e lunare
la coltre autunnale
che stende sul borgo
e che ogni altro pensiero
esorta al letargo.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Francesco Rossi6 gennaio 2014
La poetessa offre immagini di poesia in un splendido verseggiare che punta sul velato pensiero poetico.

