E uggia quel tempo

E cupo quel tempo mi uggia
imbavaglia e comprime l'elegia...
scandisce il suo ritmo la pioggia
e di limpidi rivoli
quei vetri abbiglia.
Costringe alla tana
inibendo il passeggio
quel vento che ulula
sferzando i battenti
e quel silenzio che fa da eco e campana
non aiuta ma rimanda a dispetto...
come scroscia a dirotto
quel pianto di nembi
compressi nel bigio...
e che ambigua la nebbia
che ingloba quel tutto...
poi, placando picchietta
con tocco continuo
e quel suono argentino
sorprende inducendo al sorriso...
ma è un lampo che fulmineo
svanisce in quel ciel martoriato
e bieco riprende quel sibilo acuto
che uggia
e tramuta in quel lupo ancor peggio...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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