Segreto
Non ebbi mai gioito così vividamente;
Mattino.
Giungi solenne, come lo sguardo torvo dei monaci d'inverno;
scorgi gli immensi silenzi
delle vecchie torbiere abbandonate
e dei rosei minareti,
immersi in questo tedio disumano.
Mentre sollevo lo sguardo verso est,
oltre le eteree gobbe di Orione,
ricordo il tuo portamento,
la grazia fuggitiva delle tue ginocchia,
le ridenti labbra,
tristemente legate all'oblio
delle petrose lastre.
Aria, abbracciami!
Abbracciami, lascia che il mio cuore
colmi le profondissime crepe,
come fa il contadino con l'amata terra
durante l'autunno malinconico,
finché l'ultimo sole solchi, guardingo,
le assopite fascine di paglia dipinte d'arancio.
Corteggia la mia pallida scorza, ormai morta, cadente,
priva degli innocenti germogli del tempo andato.
Mattino.
La Bellezza siede sugli specchi
di putride paludi.
©
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