La giusta età
Avevo sedici anni, soltanto, ed incontrai
una dolce fanciulla e subito l'amai...
Ella, però, rispose con voce flautata:
"imberbe sei per me, son quasi maritata".
Poi la signora bionda con bimbo indisponente,
che mi tirava sassi; ma per lei fui paziente.
Dovevo aver per lei perlomeno trent'anni:
venti - così - sembraron fonte di soli affanni.
A trenta è ineluttabile la cotta, all'improvviso,
per la ventenne snella, dall'angelico viso;
che presto si rammarica non poter corrisponder,
perché venti con trenta è arduo ricongiunger.
Convinti poi, a quaranta, d'esser ormai nel meglio,
vengon la delusione, le corna, indi il risveglio.
Di cinquanta, sessanta... è bene non parlare,
l'età nemmeno adatta sembra per passeggiare.
E allor la "giusta età", come la volti e giri,
tra spasimi, desii, promesse e ancor sospiri
è solo un'utopìa, una volgar chimera,
ognor sbagliata, sembra, come compar la sera.
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Commenti (1)
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Apache9 maggio 2007
Leo... mi piace, mi piace il tuo modo fluido di rimare..
