Cristallo scalfito

Per sette lune
hai brillato
in quel letto d’ospedale.
Poi ti sei sfaldata
tra le sue mani
e adesso sei polvere.
C’era chi aveva timore
di toccarti
e chi te ne dava la colpa.
Ma ne avevi viste tante,
memoria amorfa
in un tempo senza lancette.
Senza luogo,
quando percorrevate il corridoio
e ti teneva il catetere.
Destino di roccia afanitica,
il tuo sistema immunitario
distrutto.
Un’altra fleboclisi
e ti mettevano in piedi
di nuovo.
I ricordi tornavano
all’infanzia,
alle tue ignee origini.
Avevi meno di cinquant’anni
ed eri fragile
come una novantenne.
Più bella di uno Swarovski,
il suo prezioso gioiello,
il suo cristallo scalfito.
Avreste potuto
fare ancora un po’
finta di nulla.
Benché non importasse più
quanti mesi
avevi deciso di restare.
Ti era accanto
e non avrebbe voluto essere
in nessun altro posto.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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