L'Oltraggio
elena rapisa
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Tacque spasimi e percosse,
ingoiò in silenzio il dolore
che artigliante
nel petto s'infiltrò quale aculeo,
spina per lo stelo in sofferenza.
Tutt'uno divenne col nero fiume
in ripetuto incubo
e fu compiuta lascivia
a tatuare di colpa altrui
l'anima e la carne.
Riflettendosi in pozze d'ombra
si lasciò penetrare dall'angoscia,
ruvide, fredde lingue
sbavanti sulle membra
paralizzate dall'oltraggio.
Poi
la individuò il vento
mossosi a pietà del grembo offeso
e solo allora andò urlando al cielo
la disperazione.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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