Stagioni
elena rapisa
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Allargava l'ali e si librava,
incerta al volo.
Poi sempre più ardita fra una soffice nuvola
e un temporale,
avanzava aderendo al sole.
Nella brezza rinveniva note ignote,
s'univa a stellati giochi,
allora che la luna sorniona l'esortava
a incontri attesi, ma ancor lontani.
Rosai non erano semplici fiori,
ma sogni proiettati nel domani.
Si fregiava del nome gioventù quella stagione
quando tutto inizia a germogliare
e la vita è calice colmo di nettare
ancora ignoto al gusto.
Saggiare volle la realtà quando
il seme in spiga venne maturando
e nel cuore, caldo fiotto
si levò colmando d'amore il petto.
Vividi papaveri aprirono corolle
svelando seme dell'oblio,
generando gioie intuite
e giorni e notti furono d'incanto.
Suggendo vagò di fiore in fiore,
visse d'istinti, per poi posarsi
sull'unico che amò di vero amore.
Così la colse autunno,
senza l'avvertire
di rami fatti scarni e delle ali
nell'albe a divenire svigorite.
Tra mani a coppa ricovera memorie
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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