Angeli senza nome
Giovanni Chianese
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Ho visto ardere pelle umana
nell’orrenda finestra dell’universo
come pioggia ho pianto lacrime
su fiumi e mari di sangue
Ho urlato come disperato elefante
a questo cielo ch’è ancora grigio
da quel giorno che spense il sole
A cuor squarciato dal dolore
nelle fiamme gli angeli a bruciare
o in aria come brandelli sbalzati
occhi tumefatti di madri in pena
atroce hanno visto il terrore
Vittime degli Dei su terra sperduta
o vittime di Giuda
che di sangue innocente si nutre
e che ancora si sente nauseabondo l’odore
Di quel gigante schermo
che gli animi nel tedio scaraventa
ho spaccato il vetro
col fendente pugno della vergogna
ragnatele sporcano tombe di fratelli
Imbratterò col sangue
che gronda da ferite mani
su ogni croce di questo campo
praterie a lapide di gloria
il perdono che non basta disegnare
con tutte le sacche di questo mondo
Solo fino all’ultima goccia
di sangue non ancora coagulata
andrò a ripagare quanto da loro versato
Aspetterò io e il mondo la notte dell’addio
per dare l’anima al cielo o alla terra
nel perpetuarsi la barbarie de l’histoire sans fin
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L'autore
Giovanni Chianese
Già da piccolo mostra una tendenza ad amare gli spazi liberi e il verde, dove spesso si rifugia in contemplazione. Crescendo, cresce anche la sua sensibilità verso l’ambiente paesaggistico, che è sempre più afflitto dalle nefandezze umane e verso le grandezze universali, tanto da sentirsi portato a dialogare con la na
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