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elena rapisa
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E venne la notte coi suoi lamenti d'ombre
e giaculatorie d'onde,
vele tremanti quali giunchi
e fumosa nebbia bastarda
torbido sudario a celar la terra.
Tranelli si palesarono
nutrendo uomini di truffate speranze
figlie di cervelli manovrati,
vuote spighe in balie di venti.
Quali scaglie di cristalli s'infransero
insensati sogni riemersi,
ricordi illanguiditi dal tempo
truffaldini consolatori
E il buio premeva a scacciare il sole
acquattato fra spinosi brulli arbusti
con l'umido fiato indugiante ad inganno del giorno
e il prato ricordava il verde
sorbendo rimasugli di brina.
Stanca del navigare ombroso
s'assopiva la sonnambula coscienza
rimuovendo umilianti pentimenti
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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