Quel caldo mantello

Vuoto appare l'immenso
e quell'estendersi all'infinito
e senza alcun senso
alberga nel cuore
come orrido buco nero
che spalanca nel nulla
e attira e accoglie pari all'estremo
funebre scrigno.
Si è spenta ormai da tempo
languida stella
ma non s'attenua sgomento
e nemmeno schianta
e vaga inane meteora
di scorie letali e cenere
sballottata dai venti siderali.
E ancor di più appare
misero e innocuo il sole
e bigia e vacua la luna
pendula lanterna
che non ammalia e manco illumina.
Spira quel vento di tempesta
scombinando pianeti e astri
nella mia galassia
ma prima del disastro
balena un tuo sorriso
e argina ogni eventuale sciagura
balenando un nuovo paradiso...
magico risuona il verbo
che rassicura
sotto quell'ampio mantello condiviso
che ristora
e pari a rorida rugiada aspersa
bevo la tua parola...
presto saetta in quel cielo inverso
un nuovo arcobaleno
che sgombra le nubi
e porta ancor sereno...
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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