Ricordo di un'estate
Nella quiete assolata,
di languidi pomeriggi,
quando l'estate era al culmine
e l'ozio diventava padre.
Quando lenti s'aprivano gli usci,
su stanze ombrose,
che sapevano di lisciva
e sugo di pomodoro.
Erano, gli uomini,
al circolo sociale,
per un giro di carte
e un bicchiere di vino,
in bocche grandi di risate
e piegata pelle di cuoio antico.
E le donne, quelle da marito,
odorose di bisso e lino,
piegate come amanti,
sul dilemma d'intricati intagli
e rete al ‘cinquecento siciliano’.
All'ombra sedevano le anziane,
dentro chiacchiere e sbadigli,
curve, sopra seggiole vissute,
con in capo enormi fazzoletti,
a coprire annodate e bianche trecce
e in ogni tempo e in ogni luogo,
sempre, di nero seppia, vestite.
©
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