1 marzo 1938
Hariseldom
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Di quel che è stato
di quel che ha vissuto
ora si spegne ogni memento
Lui giace
come giacciono i vinti
gli eroi
e i restanti amanti.
Non sarò io a giudicare
quel che della tua vita è stato
ma in ombra resto
mentre arditi vegliano la salma
e io albeggio
come un poeta in questa ombra
del tuo mausoleo silente.
Ora di te diranno
ogni cosa e il suo contrario
io verso solo un obolo
per quegli amori
che hai raccontato
chi tanto dice d'amare,
mai ama davvero
e di tutte le tue donne
nessuna è qui
in questo tuo cimitero.
Tiranno è il tempo
tiranni gli anni
tuoni di guerra
e veleni nel cibo
le svastiche oltraggiano
il tuo riposo Vate
io ossequiente
lascio questi pochi versi
a te in dono.
©
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Hariseldom
Commenti (1)
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Duilio Martino1 marzo 2014
Un degno omaggio ad uno dei padri del l'a lingua italiana, ed in uno stile che sicuramente il Vate, di cui mi vanto d'esserne corregionale, avrebbe certamente apprezzato (l'uso ponderato di anafore e raddoppiamenti mi ricorda vagamente, per stile, "la pioggia nel pineto"...) e ponderate sono pure le allitterazioni che arricchiscono il testo senza renderlo mieloso..., Insomma un gran bel testo. Quel che si dice POESIA... Chiedo scusa se mi sono dilungato sull'aspetto analitico del testo... ma lo faccio solo perchè, in quanto a profondità di pensiero, l'autorevole Poeta credo non abbia bisogno di sottolineature. Complimenti davvero!

