Un bacio

Ho pensato, sai,
ad una parte nascosta e vulnerabile del tuo corpo
ed era il frenulo linguale.
Di notte, poi,
ho sognato di esplorarti con la lingua,
come sonda su Saturno.
Dopo le tue labbra,
e scusa se passavo già oltre,
mi spingevo all’interno e ti tastavo piano,
con precisione millimetrale.
Punta contro punta, i lati,
la morbidezza della parte inferiore lasciva
e la parte superiore più decisa.
Affondavo nell’umido e caldo,
fino al palato.
E ti avrei divorato,
a partire dalla bocca,
per averti sempre dentro.
Ma non acceleravamo,
anche se il tuo bacio sembrava dire:
“Dammi tutto, proprio adesso!”.
Lentamente mi assaporavi,
mi risucchiavi e penetravi, quasi a sfiorare la gola,
inondandomi con la tua saliva.
Ancora: ruotavi, ti ritiravi, mi invadevi,
mi accarezzavi persino l’interno delle guance
e arrivavi all’ugola.
Mi soffocavi, mi stordivi,
mi respiravi e mi cercavi.
Poi mi liberavi e mi richiamavi,
mentre mi davi il tuo fiato tiepido.
E, infine, mi invadevi.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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