Al nonno
Nere pietre,
lavorate con sangue e martellate,
imperlano il cammino delle vie sterrate.
Possenti mosaici per l'ampia agora
rendono l'arte sì delicata
che della roccia non hanno più apparenza.
Chiodo e subbia
l'han trasformata
ma sudore e forza
l'hanno plasmata.
Curva è la schiena:
ascoltano le pietre
il batti e il ribatti
del ritmo alterno.
Raccontano i massi la vita di un uomo,
quella di mio nonno,
Peppino mastro scalpellino.
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Commenti (3)
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Giovanni Monopoli18 maggio 2007
un'arte che rispecchia la maestosità del saper incidere opere che si tramandano... bella dedica
O
Oliviero Angelo Fuina18 maggio 2007
Ammirato orgoglio e nostalgico rimpianto che riversi tramite pietre plasmate a narrare una vita, in questa incisiva e dolcissima Poesia che nella tua dedica trova giusta esaltazione. Sorrido e plaudo.
Salvatore Ambrosino18 maggio 2007
Molto bella la poesia e applauso per il vecchio mastro Peppino che dalle sue mani faceva scorreva l'arte di lavorare la pietra.

