Elogio sulle dita di Giovanni.
Non par, di percosse, s’affannino,
Bensì ditellano in sù l’impari intarsio,
Del millepiedi gemelle, che mai egresso,
Lesto incede i levigati clivi,
O di mirar sembri una sottil pioggierella
Che tra l’erbe, in lievi toni e timbri tenui,
la quiete cadenzi a inalvear lo tempo,
O giovincel gatto zampettar allegretto
Con felpato garbo e sinuosa beltà,
Ecco le sue dita,
ubertose ancille,
incensar di giòliti canti gl’infiniti cieli,
Od’anche ruscellar com’acque chiare i preziosi avori,
zampillando foni di natural grazia
che trasmigrar la mente,
dagli urbani doli al primordial’orto
conducan lieta a riposar.
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Commenti (1)
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Maurizio Brancaleoni20 maggio 2007
... linguisticamente bellissima... anche se forse il ricorre ad un linguaggio un po' arcaico riduce la possibilità che chiunque possa capirla...