Sfinge adorata

Non è opportuno
fare del tuo petto nudo
un lungo respiro.
Per scompiglio del mio animo
di attesa o timore
e un ampio sollievo.
Forse tu non credi
ed è questo che ti rende tipico,
unico e solo.
Nell’ultima chance.
E sanguiniamo,
ogni notte,
di verbi impronunciati.
Dunque
non lasciare cadere
questo interrogativo.
Un susseguirsi di dilazioni
e io relegata nel mio ruolo,
da beotico dire.
In un dialogo sublime
che fingiamo
non esistere.
E diviene ossessione.
Dimmi,
dimmi in che modo e lo compirò,
come il più crudele o languido destino.
O pensa che sia fatalità incontrarci
dove si fa tersa
l’ardesia del tuo sguardo.
E divora il mio silenzio.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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