Di me donna dirai

Di me donna dirai d’una primavera
fiorita alla carezza del vento,
ubriaca al nettare estivo del calice
dell’amore, addormentata ai raggi
di luna ammiccante, viva al caldo
soffocante di fuoco invernale
che ama in un autunno sdraiata su
coltre colorata.
Di me donna dirai figlia dorata, sorella
della luna, amante perversa, madre tenera.
Di me donna dirai che sono la tua sete
che nuota nel pozzo del desiderio,
la tua vittoria, carne tremante al contatto
di mano errante, pioggia nella calura
dalle trecce color del grano, danza
del peccato sfrenato ai fuochi della
notte.
Di me donna dirai riflessa in cascata
di spuma dal canto di sirena ammaliante.
Io donna parlerò di me, del filo d’erba
piegato, dell’anima nuda impalata
alla ruota che gira, calpestata
in letto di catene, idolatrata,
da rosse bacche infingarde.
Parlerò nell’infinito che presta ascolto
nel ventre di oggi e del domani,
sino all’ultimo giorno del mondo.
©
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L'autore
Rita Vieni
Amo la tranquillità domestica, il mio quieto vivere. Semplicemente io, moglie e madre. Da poco ho scoperto la gioia e la serenità che mi infonde la poesia, scrivere è un rivelarmi e uno scoprirmi sin nel profondo. Nei momenti di malinconia mi affido ad essa, imprimo parole di un vissuto a volte di profonda gioia e r
Commenti (1)
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Francesco Rossi16 marzo 2014
Forse il ritmo non si diffonde completamente ma, "di me donna dirai..." si intravede quella consapevolezza tipica di ci lancia un chiaro e inequivocabile messaggio.
